La crisi del settore nautico italiano

L’Italia è una delle potenze mondiali per quanto riguarda il settore nautico o, almeno, lo era fino a poco tempo fa.

Le più belle barche e yacht del mondo venivano realizzati nei cantieri nautici del nostro Paese per essere poi trasferiti nei più svariati posti di tutto il mondo, dall’America all’Asia.

La nostra industria navale è sempre stata sinonimo di qualità e perfezione e lo è ancora, anche se, ad oggi, sono tantissimi in cantieri navali che hanno dovuto abbassare le loro saracinesche e mandare gli operai a casa a causa della crisi profonda che ha colpito questo settore.  Anche la costiera romana è stata colpita, e il presidente dell’Assonautica Romana Cesare Pambianchi, si è visto doversi far carico anche delle problematiche economiche che hanno intaccato il  settore nautico.

Gli ordini di barche di un certo livello sono sempre meno, non solo sul mercato italiano, ma in generale,, è una situazione piuttosto diffusa che ha messo in ginocchio un intero comparto che non ha mai conosciuto crisi e che è sempre stato uno dei settori trainanti dell’economia italiana.

Prendendo in considerazione il nostro mercato interno, è evidente che le persone ci pensino su più e più volte prima di fare un investimento ingente, che richiede l’esborso di decine di migliaia di euro, se non di centinaia nel caso di barche e yacht di un certo livello. L’economia è ferma e chi si può permettere di acquistare una barca nuova in questo periodo è solo una minima parte di coloro che, invece, ne erano in grado qualche anno fa. Il problema, stando a quanto affermato da alcuni operatori del settore, è che in Italia è scomparsa la classe benestante con la crisi, si è creato un profondo gap sociale che ha portato alla formazione di due grandi classi: ricchi e poveri. Ovviamente i primi sono molto pochi, una netta minoranza e un intero settore navale e nautico non può reggersi sugli ordini di poche persone che decidono di acquistare una barca. Fino a poco tempo fa la produzione era diversificata, venivano prodotte barche di diverse dimensioni e tipologie: c’erano le barche a vela da 7 metri e quelle da 30 metri, c’erano i motoscafi da 5 metri e c’erano quelli da 15 metri, c’erano gli yacht e c’erano le piccole imbarcazioni da diporto per le escursioni del weekend.

Insomma, c’era lavoro per tutti. Con l’abbattimento delle richieste di imbarcazioni medie, il settore nautico ha subito una menomazione profonda ed è entrato in crisi.

Si calcola che, negli ultimi anni, la produzione di imbarcazioni nuove sia calata del 70%, con conseguenze piuttosto importanti anche per tutte le aziende dell’indotto navale che hanno visto crollare la richiesta.

Fortunatamente, il settore nautico italiano continua a stare a galla grazie al mercato dell’usato che, a differenza di quello nuovo, ha visto un incremento negli ultimi anni, proprio a causa del crollo delle richieste di produzione di imbarcazioni nuove. Il motivo è semplice, una barca perde molto in fretta gran parte del suo valore quindi, acquistare un’imbarcazione usata di 5 o 6 anni, che per una barca sono relativamente pochi, consente di risparmiare almeno la metà rispetto al prezzo che si sarebbe dovuto sborsare per il suo acquisto nuovo. Fortunatamente, in questo senso, il mercato si muove in fretta ed è anche per questo che nei porti e nelle rade, appena arriva il bel tempo, si comincia a vedere un gran movimento di persone.

Le richieste provenienti dall’estero per l’acquisto di imbarcazioni nuove, invece, pur essendo diminuite, continuano ad arrivare, ma si tratta di imbarcazioni extralusso e, di questo tipo, ogni cantiere riesce a produrne solo una alla volta e, spesso, si richiedono mesi di lavoro, se non anche un anno, prima di veder uscire lo yacht per mare ed è comprensibile che un’azienda non può stare in piedi con un solo ordine.

La speranze è che l’Italia si rimetta presto in piedi e che si ricrei quella classe sociale amante del mare che, per sfizio, decide di ordinare piccole imbarcazioni da diporto

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